Haters

Haters – Gli odiatori di professione

Esistono da quando l’uomo inventò i social network.

In questo ecosistema fatto di libertà, incoerenza, ignoranza, approssimazione e contraddizioni, hanno trovato il cibo quotidiano con cui sfamarsi.

Gli haters … gli odiatori di professione …

Tra i più colpiti gli influencer, insultati da invidia sociale. Diffamati e disprezzati.

Così, gratuitamente.

Così, a prescindere.

Non mi ergo certo a difensore degli influencer, maxi o micro che siano. Io li seguo per cercare di trarre il buono e il bene che hanno da offrire: stile, novità, tendenze, iniziative di cui si fanno promotori.

Non è concepibile per me attaccarli su aspetti personali!

Però … però … mi è capitato di recente di aderire a un’iniziativa benefica legata alla raccolta fondi per bambini disabili pedalando in bici.

Dove avevo preso lo spunto? Dal profilo Instagram di una nota giornalista e presentatrice televisiva, ora imprenditrice nel mondo della moda.

Un’iniziativa lodevole che ho accolto con entusiasmo, io che mi sono fatta tutta l’estate casa – lavoro e lavoro – casa sulle due ruote. Ne ero estasiata. Non ci ho pensato un attimo ad aderire.

E cosa vedo leggendo sommariamente alcuni commenti sotto il suo post? Che la poveretta viene insultata a vario titolo, per esempio per:

  • muoversi fintamente in centro città facendo solo pochi metri a favore di fotografo
  • usare una bici a pedalata assistita, al grido indignato di “comoda la vita”
  • indossare un elegante abitino a pois “del tutto fuori luogo”
  • pedalare senza reggiseno “con le tette che arrivano alle ginocchia”
  • variante: “con le tette che arrivano al manubrio”
  • fare pubblicità a un’iniziativa di beneficenza con un conto in banca milionario, “tutta apparenza e poca sostanza”
  • fare pubblicità ai suoi vestiti
  • fare fatica senza sudare
  • farsi immortalare con un vestito carissimi e di seta perché “indossare la seta d’estate è da idioti”
  • “da tardona senza casco”
  • “da sciura che vuole fare la simpatica a tutti i costi”
  • “a voler essere buoni sei ridicola”
  • “non sei fotogenica”

E via discorrendo.

Queste sono solo alcune cose che mi sono balzate agli occhi mentre cercavo maggiori informazioni su come iscrivermi all’evento di raccolta fondi, come fare la donazione, ecc.

Che cosa ho provato, che cosa provo per questi haters?

PENA.

Tanta pena.

Una pena infinita.

Disagio spirituale proprio che sfocia quasi nella sofferenza fisica. 

Non me n’ero mai resa conto così in profondità.

Ora capisco perché esistano movimenti e associazioni contro le Parole Ostili e l’odio on line.

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