talento

Il talento

Quando mi dicono che sono fortunata perché ho sempre avuto una carriera scolastica impeccabile e perché ora ho talento nel mio lavoro, soprattutto nella scrittura, boh … mi viene sempre da pensare che questa “bravura” non l’ho ottenuta in dote, o magari l’ho ottenuta solo in parte, ma è una cosa su cui ho investito molto. E continuo ad investire.

Nella mia vita ho sempre letto e scritto molto, fin da bambina, tant’è che gli sbocchi più naturali che intravedevo per me erano l’insegnante o la giornalista. E invece, alla fine, non ho fatto né l’una né l’altra cosa, né tantomeno la ricercatrice universitaria, come si era prospettato dopo la laurea. Ma questa è un’altra storia. Datemi una mano, anzi un intero braccio da mangiare!

Nella vita normale il talento non è sempre la chiave del successo. E ciò che puoi imparare, allenare, migliorare è un’abilità, non un talento.

Poi secondo me la creatività non è quasi mai un talento: si tratta di non schiacciare mail il freno, di tenere aperta la mente osservando, ascoltando e leggendo un grande numero di notizie, informazioni, opinioni, interviste. Di attualità, di politica, storia, scienze, presente e passato. E’ questione di metodo e applicazione. Ed esercitarsi.

E’ un duro lavoro su se stessi, ma qualcuno lo deve pur fare…

Si tratta di darsi tempi e metodi, rimanere sempre aggiornati, essere credibili e creare fiducia in chi ti ascolta.

Non è mai una formula uguale a se stessa e ripetibile.

Tutti noi siamo un insieme di competenze unico e di punti di forza e di caratteristiche interessanti e attraenti. Anche se molti cercheranno di farci credere il contrario.

Creare contenuti quotidiani fatti bene, con il cuore, è difficile. E senza contenuti non si va da nessuna parte, non ci si posiziona, non si crea autorevolezza, non si crea un pubblico, non ci si fa ascoltare. E’ come non esserci.

La ricerca della “perfezione” poi è un’altra scusa perfetta: ce la raccontiamo per evitare di metterci in gioco. Ma se avessi aspettato di essere perfetta non avrei mai iniziato questo blog, per esempio.

Come scrivo, cosa rispetto, qual è il mio credo? Sono stanca di brutte notizie, di sentir piagnucolare e giustificarsi a tutti i costi. Sono stanca del melenso, delle polemiche, del banale, della bellezza ritoccata, del falso perbenismo, dei giudici e dei giudicati, del politicamente corretto, del compromesso, dello show dei falsi sentimenti, dei salotti beceri di urlatori, attori e bestemmiatori che neanche il peggior network marketing del mondo può sfornare.

Per favore lasciatemi fare, lasciatemi lavorare e sporcare le mani, trovare nuove strade. Senza maschi alfa, femme fatale, ma esseri fragili, esseri veri, che lavorano e si impegnano e ne sono orgogliosi, che fanno il doppio per esserci e per riuscire, che difendono la propria identità e il proprio punto di vista.

Distinguersi, alla fine, è lasciare il segno di ciò che si è. Con stupore e sorpresa. Sempre. Questo significa essere vivi.

E se faccio accadere le cose…se vedete che sono brava, e me lo dite anche, datemi questo euro in più. Me lo merito.

Racconto la gente prima del prodotto, perché la gran parte dei fattori identitari produttivi sono imitabili, mentre l’identità delle persone è fortunatamente sempre unica ed inimitabile.

 

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