Il potere degli introversi

 

Non è vero che le persone più loquaci, o le ammiccanti, o le sensuali abbiano sempre le idee migliori. La riservatezza, la sensibilità, la riflessività spesso si portano dietro grandi capacità creative.

Le opere d’arte, le invenzioni, le idee più brillanti non sono nate dal lavoro di squadra o durante un brainstorming di gruppo. Sono nate nella solitudine. E gli introversi, i silenziosi, i timidi, i riflessivi, gli emotivi hanno enormi capacità di lavoro e concentrazione in solitudine.

Eppure quante volte nel lavoro di gruppo, o nelle riunioni, o nelle interviste si finisce con l’approvare e l’ammirare l’idea della persona che si è proposta con maggior decisione e insistenza, che sa parlare bene e proietta una bella immagine di sé, fuori e dentro, e che ha anche magari una buona dose di faccia tosta?

Quante buone idee ci stiamo perdendo solo perché non abbiamo voglia di ascoltare i timidi, gli impacciati, quelli che non sanno improvvisare un discorso, quelli che deglutiscono mille volte, sudano freddo, si toccano i capelli e il naso e fanno nervosamente clic clic con la penna, quelli che non dormono la notte al pensiero di dover affrontare un discorso in pubblico o un colloquio o un discorso con il proprio capo, che non sono bravi a vendere se stessi?

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