Nella molle pigrizia dell’estate, ho riletto questo messaggio inviato lo scorso anno via Facebook ad un amico, giovane titolare di un’azienda vitivinicola del territorio, presso la cui cantina ho partecipato insieme a mio marito ad una cena. Di ringraziamento. Non autocelebrativa, men che meno a pagamento: una cena dove si respirava gratitudine.
La voglio riportare qui, perché mi rende ancora fiera di averlo scritto, e mi fa inumidire gli occhi.
A riprova che realtà illuminate ce ne sono, e che il mio cuore sa sciogliersi di tanto in tanto.
“Le persone che lavorano, si dice, sono il cuore pulsante dell’azienda. Di qualsiasi azienda. Maggiore sarà il loro livello di soddisfazione, maggiore sarà la loro produttività.
Bello. Tutto molto bello. Quando leggo questi proclami mi sciolgo in dolci lacrime rincuoranti. Scherzo naturalmente. Quando leggo questi proclami, e ripenso alla mia vita lavorativa, nella migliore delle ipotesi sorrido, nella peggiore rido, a metà tra la migliore e la peggiore scaglio furiosamente a terra quello che ho in mano.
Sabato no. Sabato sera ho visto con i miei occhi e sentito con il mio cuore che un’azienda può fare gruppo non solo con i propri collaboratori, non solo può far sentire parte di una famiglia 10-15-20 persone, quelle attivamente coinvolte nella quotidianità professionale, ma l’universo intero di chi le gravita attorno: clienti, italiani ed esteri; fornitori, a vario titolo e con un’anzianità di servizio dai 20 anni ai due mesi; amici; estimatori. Tutti uguali, tutti importanti in egual misura. L’atmosfera era quella calda, rassicurante, amichevole di una cena tra amici che si vogliono bene e si frequentano perché ne hanno voglia, non perché devono, ne sentono proprio il bisogno, stanno bene insieme e sentono di avere qualcosa da dire agli altri.
Tipo: GRAZIE. Non hanno paura di dire grazie. Non hanno paura di mostrare il loro lato intimo e personale. Io la trovo una cosa straordinaria perché proprio non sono abituata a questo atteggiamento disinteressato. E lo dico con profonda stima e rispetto. Non avete bisogno di vendere di più: vendete sorrisi, emozioni, autenticità. Questo basta. E avanza”.

