La gentilezza: un linguaggio universale

Qualsiasi comportamento e qualsiasi parola risultano migliori quando vengono effettuati o pronunciati con gentilezza e con il pieno rispetto di chi si ha di fronte.

La gentilezza è un linguaggio universale (cit. Viviana Chinello, psicologa e psicoterapeuta, di cui seguo il blog), connette le persone, fa ascoltare e rispettare le opinioni altrui anche attraverso gesti espliciti di accettazione (lo sguardo, il sorriso, il gesto complice, la comprensione, la chiarezza, il tempo dedicato). Negare questi presupposti mina la naturalità della conversazione e la bilateralità della comunicazione. E poi … maddai … anche la settimana della gentilezza a scuola! Un focus educativo che una volta non serviva (una volta: nel senso fino a vent’anni fa), oggi purtroppo sì.

Monopolizzare, parlare di un argomento che non è di interesse, adulare falsamente non sono gesti efficaci: una cosa è essere gentile, un’altra fare moine e fingersi compiaciuti, fare “teatro”. Un’altra cosa ancora è evitare del tutto i contatti, non dare spiegazioni di alcun tipo, allontanare una persona con il silenzio, il risentimento, l’emarginazione forzata.

Scusate, lo dirò per l’ennesima volta (tanto che non seguirete più il mio blog 🙁 ), ma io non me ne capacito, non me ne capaciterò mai.

Se mi rompo una gamba, mi fa male, e soffro. Questa è natura. Se qualcosa di importante a cui tieni molto (per esempio: il lavoro?????) va storto, ti fa male, e soffri. Questa è competenza acquisita.

Diciamo che ritengo di aver acquisito MOLTO BENE questa competenza in ambito professionale!

 

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