Tenetevi stretto l’uomo (o la donna) che capisce cosa intendi quando dici: “Passami il coso che sta sulla cosa”. O “fammi il coso”.
Se però è il tuo capo che, immancabilmente, quando ti chiede di eseguire un lavoro, esordisce con “Sai quel COSO, che abbiamo fatto tre anni fa? O anche 10? Quello che avevo scritto sulla carta da formaggio? (potrebbe essere anche un altro tipo di carta…) Si potrebbe cambiare qualche piccola COSA e aggiornare il tutto. Ma fai tu. A questo proposito, vai in armadio/archivio/magazzino a prendermi quel COSO che sta sopra l’AFFARE così ti spiego meglio. Hai capito vero?”
Oohhh. Autocensura.
In CASO di COSI a CASO (a quintalate tutti i giorni della mia vita lavorativa) non so se prenderei più volentieri una badilata in fronte o la darei al malcapitato. Che naturalmente si aspetta il lavoro in giornata, o nel giro di qualche ora.
Perché tutti noi lavoriamo in ambiti di grande complessità, con un gran numero di dati, tanti input e tempi ristretti. Ogni giorno facciamo cose diverse. Ma di che cazzo stai parlando? Cosa vuoi da me? Cosa devo prendere? Cosa devo fare? Cosa ti aspetti da me? Cosa devo rispondere alla media degli imprenditori del Nord Est quanto ti guarda negli occhi e ti dice “capisci cosa intendo dire?”
No. Non lo capisco.
Ma farò uguale.
Come ho sempre fatto.
In qualche modo me la caverò.
Perché lui/lei mi paga.
E lì basta. Discussione modalità OFF.

