L’ignoranza genera arroganza, mentre la competenza genera dubbio e cautela, anche pudore: questo fenomeno è noto come effetto Dunning-Kruger. Ne ho già parlato qui, segno del mio interesse spaziale per questa cosa.
Spesso ci si crede migliori in qualcosa, rispetto a ciò che siamo realmente; inoltre, la sovrastima ci impedisce di vedere questa “incompetenza”.
Ciò che colpisce di questo effetto è anche un altro aspetto.
Dopo un picco di sopravvalutazione delle proprie competenze connesse a una inadeguata conoscenza della materia, infatti, all’aumentare della conoscenza, diminuirà la fiducia in noi stessi.
Perciò, chi ha una conoscenza media della tematica, penserà di non avere le competenze adeguate ad affrontarla.
Superati questi due aspetti dannosi e opposti, si arriva allo stadio finale: una conoscenza approfondita della materia che comporta una fiducia in sé stessi e nei propri mezzi adeguata.
Solo allora potrai stare sotto le luci della ribalta e prenderti gli applausi.
Nella società di oggi, dove sono sempre più richiesti dei profili specializzati, l’effetto Dunning-Kruger è dunque un volano che, non facendoci sentire appagati, ci permette una crescita continua fatta di curiosità e ricerca del sapere, permettendoci di progredire.
Fiducia e conoscenza sono un binomio importante nella crescita personale e per la comunità in generale.
L’umiltà di volersi continuamente migliorare è forse l’unica difesa che abbiamo per evitare di essere vittime dell’effetto Dunning-Kruger.
Gli studiosi Dunning e Kruger hanno inoltre dimostrato che le persone incompetenti sono inconsapevoli perché non hanno le capacità metacognitive per valutare le competenze, sia proprie che degli altri.
In sostanza, la formazione rende le persone più consapevoli della propria incompetenza e quindi meno arroganti.
L’umiltà è un prerequisito fondamentale per acquisire ulteriore conoscenza perché “imparare richiede l’umiltà di rendersi conto di avere qualcosa da imparare.”

