clima aziendale

Management emotivo

Clima aziendale e intelligenza emotiva sono due concetti stra abusati direi.

Vorrei dire la mia. E soffermarmi piuttosto sul management emotivo. 

L’azienda non è uno spazio neutro, asettico, ma uno spazio di vissuti, eventi, emozioni che devono trovare nella mente delle persone in essa impiegate una loro giusta collocazione.

Il tanto famoso e citato “clima aziendale” è il risultato dell’integrazione di tanti fattori diversi:

individuali

organizzativi

ambientali

sociali

politici

legislativi.

Ma allora perché parlo di management emotivo? Cosa c’entra l’emotività in tutto questo?

C’entra eccome. Da quanto ho visto, le emozioni prevalgono sempre sulla razionalità e decidono il destino, felice o infelice, di una comunità coatta qual è una qualsiasi struttura aziendale.

Il clima aziendale non è altro che il risultato finale di un processo molto, molto complesso che rispecchia le dinamiche (consce? inconsce?) di un gruppo di persone inserite in un contesto ambientale unico e irripetibile. Un vero e proprio ecosistema di relazioni umane.

L’azienda, dicevo, non è uno spazio neutro, ma un vero e proprio micro mondo: se si formano persone emotivamente nervose e frustrate, queste trasmetteranno tale stato emotivo al gruppo di appartenenza e influenzeranno profondamente il clima del reparto o della divisione, con conseguenze negative su tutto il sistema di relazioni.

Non è importante, E’ FONDAMENTALE mettere le persone giuste al posto giusto, cioè risorse che abbiano un grado sufficiente di capacità relazionali e di intelligenza emotiva per creare un clima corretto e idoneo all’espressione del potenziale positivo delle persone che dovranno gestire.

Quante ne avete viste di queste persone? Io davvero poche, pochissime, nella mia vita professionale.

Alla fine la leadership è di natura emozionale e dipende dal livello di intelligenza emotiva. Altro parolone usato a sproposito. Ma che cos’è ‘sta intelligenza emotiva? Detto da me, che non sono né psicologa né HR né dirigente, è la capacità di motivare continuamente se stessi e di ispirare gli altri affinché l’operato collettivo abbia tutto il successo che potrebbe avere. Vuol dire persistere nonostante le frustrazioni, controllare gli impulsi, modulare i propri stati d’animo evitando che la rabbia o la sofferenza impediscano di pensare, agire, essere empatici, e giusti.

Un mix di autoconsapevolezza, gestione di sé, consapevolezza sociale, gestione delle relazioni.

I primi due ambiti sono personali, ma sono gli ultimi due ad essere cruciali. Se mancano gli ultimi due ambiti, cioè quelli sociali, non sei un leader. Mi dispiace deluderti.

L’intelletto, o una singola capacità tecnica, non fa di te un leader. 

Cosa te ne fai di una visione strategica se non la sai comunicare una visione, se non sai ascoltare e ispirare gli altri, creare risonanza? 

Imparate a non elemosinare sentimenti o stili di gestione da chi non ne ha. Almeno, non ne ha per voi.

 

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