paradiso purgatorio inferno

Paradiso, Purgatorio, Inferno

La prima parte della vita in azienda è, per tutti, più o meno il paradiso.

Sorrisi, proclami, pacche sulle spalle, promesse, paroloni altisonanti, prospettive.

La grande famiglia.

Una grande opportunità per tutti.

Possiamo solo crescere. E via così.

Intanto ognuno di noi ci naviga un po’ dentro, capisce o cerca di capire, misura, valuta.

Ad un certo punto i manager si eclissano, i progetti rallentano, non filtrano più le informazioni, le persone stanno in un limbo dove non si sa bene chi sta con chi e cosa ne sarà di loro; gli addetti al gossip e allo spetteguless hanno vita facile e macinano la bocca e allungano le orecchie tutto il giorno. Chi l’ha visto? Chi l’ha sentito?

Nel dubbio si crede un po’ a tutto. Frammenti di verità, falsità e finzione mescolati tra loro.

Ma ricordate: ogni cosa moltiplicata per “sentito dire” o “mi hanno detto” ha valore ZERO.

Se uno bravo se ne va, si crea un effetto domino, e quindi per arginare il guaio si cerca di trattenere le persone con soldi (che fino a quel momento non ti eri meritato) o false promesse.

Quando finisce il Purgatorio, si va tutti dritti all’Inferno.

Lacrime e sangue. Ottimizzazione dei costi. Taglio del personale. Demansionamenti. Nuove collocazioni professionali. Mobbing. Funzioni demandate ad agenzie esterne. Ex soci (il più delle volte parenti) che si fanno la guerra.

E qui inizia la mattanza. Le persone entrano in modalità sopravvivenza. Saltano le procedure. Tutti cercano di rendersi indispensabili. Anche se nessuno lo è.

Ma è anche un momento estremamente interessante da un punto di vista sociologico. Perché le persone le conosci davvero quando le cose vanno male.

Ma l’importante è riconoscere quando è finita, e proprio non ne vale più la pena. E poi è importantissimo non avere rimorsi e potersi guardare serenamente allo specchio.

 

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