lavoro

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro

Il lavoro è (dovrebbe essere) l’espressione di sé e delle proprie potenzialità.

Il lavoro è (dovrebbe essere) il veicolo che ci permette di intessere relazioni sociali, di avere una vita piena, dignitosa e libera.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sul lavoro. Non sulla libertà, sull’uguaglianza, sul potere o su altri concetti astratti. Democrazia e lavoro nella stessa frase perché senza il lavoro non esiste la democrazia e senza la democrazia il lavoro è schiavitù, sottomissione e sfruttamento.

Il lavoro come valore, come cardine della società, come fondamento essenziale del vivere civile. 

Il lavoro inteso non solo come generatore di PIL o stipendio o profitto, ma più che mai come strumento essenziale per la coesione nazionale e internazionale.

Il lavoro come realizzazione dell’uomo e della donna, dei suoi studi, delle sue capacità, della sua cultura e del suo sapersi assumere una parte importante di responsabilità nella costruzione della società.

Perché se siamo una repubblica democratica fondata sul lavoro è evidente che i due principi sono inscindibili e che, crollato uno, è automatico che venga meno anche l’altro.

Ma oggi? A 50 dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori?

Il lavoro oggi drammaticamente manca o, se c’è, è indegno, vilipeso, mal pagato, senza prospettive, senza certezze e senza domani. Il lavoro dei giovani, dei precari, dei braccianti, di coloro che annegano nei voucher e di coloro che lavorano in nero, che non possono in alcun modo pensare alla pensione. Il lavoro che non costruisce più la vita degli esseri umani e pertanto ha smesso di essere il pilastro della nostra società, provocando il collasso dei partiti, la crisi dei sindacati, la perdita di fiducia in se stessi e nel prossimo, per cui oggi il senso civico non esiste quasi più.

In quest’Italia oggi provata, stanca, afflitta, insicura e terrorizzata per il proprio domani, sarebbe da innalzare il vessillo del nostro articolo 1.

Sarebbero da celebrare gli esempi silenziosi di tanti rappresentanti della “vecchia guardia”, ancora fieramente in prima linea anche se abbondantemente in pensione. Che ogni mattina si alzano all’alba e fino a sera non li vedi. Saltano il pranzo se serve. Scompaiono anche qualche sabato, perché tra carte, documenti, uffici ed extra la settimana non basta mai.

Mio papà, classe 1947, che alle superiori mio nonno ha beccato in marina in centro e non ha più fatto studiare; capito che punizione? Per questo ha desiderato con tutto se stesso che noi figli studiassimo. Che da 60 anni, 60 ANNI, lavora come muratore e da 50 conduce la sua impresa edile.

Freddo, caldo, pioggia, nebbia, neve, sole cocente, febbre, mal di schiena, tetti, fondi di pavimenti da lisciare, muri da tirar su, case, capannoni, diverbi con gli operai, nervosi da diventar verde in faccia, chilometri macinati in regione e fuori, tasse da pagare.

Che ancora oggi incrocio OGNI GIORNO, ogni giorno cascasse il mondo, sul suo furgoncino rosso. Che non è sgangherato come nella foto, ma era per rendere l’idea.

E’ la sua vita, non sa immaginare la sua vita senza il lavoro. E io lego indissolubilmente i suoi occhi buoni, le sue spalle curve e le sue mani callose a una vita spesa lavorando. Per me, per sua moglie, per i miei fratelli, per la comunità, alla fine per tutti noi. Senza lamentarsi, senza prendere giornate, senza orario, senza diventare né ricco né sborone né arrogante. Senza prendersi l’ultimo modello di auto. Sempre nel rispetto del prossimo e dei princìpi di onestà e correttezza.

Va avanti per la sua strada e brilla senza calpestare nessuno.

Anche a 73 anni.

Un pilastro. Una roccia. Un faro.

Grazie papà. Nel mondo di oggi, severo, competitivo, crudo, sempre più indifferente e che non fa sconti a nessuno, il valore dell’impegno e della fatica è impagabile. Il più grande insegnamento che mi porto dentro. E che spero di onorare.

Articolo creato 102

2 commenti su “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro

  1. La perdita della Cultura del Lavoro è probilmente la causa di tutti i mali della nostra Società. Bisognerebbe farsi un esame di coscienza collettivo e individuare il momento in cui si è perso il valore del Lavoro e lo si è sostituito con quello dell’Apparire. Io ho memoria degli anni ’80 come il periodo in cui si è insinuato questo “virus” nelle nostre coscienze (veicolato soprattuto dalle televisioni commerciali), a partire dai nostri genitori e poi si è radicato generazione dopo generazione (mi preoccupano molto i nostri figli). Non voglio essere pessimista, ma oggi mi sembra molto difficile tornare indietro, così come non mi sembra che ci sia nessun interesse a riscoprire valori come il Merito e l’Impegno da parte delle nuove generazioni, allevate (e “rammollite”) da noi genitori sempre pronti a soddisfare ogni richiesta. Dobbiamo prendere esempio dai nostri padri se vogliamo insegnare qualcosa di buono ai nostri figli, prima che sia troppo tardi.

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