La visione di un mondo coltivato da persone di cuore e intelligenti emotivamente ed eque, perché è così lontana dalla realtà?
All’inizio, alle prime esperienze professionali, ero bloccata da quel Giudice Interiore che mi diceva “Attenta, ti manca quella competenza, non ti ascolteranno mai”, “non sei capace di essere convincente e aggressiva, non hai il carattere giusto”, “ti caghi addosso se devi parlare davanti a tante persone”, “lascia perdere perché quello è più bravo di te”.
Un Giudice Interiore che riproduce il giudice, severo e inflessibile, che ho sempre avuto nella mia famiglia d’origine.
Con cui non ho mai fatto davvero pace, neanche adesso.
Che ancora oggi mi toglie il sonno. La pace. La voglia.
Ho lavorato sulle mancanze senza valorizzare la mia unicità, senza guardarmi dentro.
La paura più grande credo sia proprio quella di essere mancante, sbagliata, esclusa.
Di non essere abbastanza.
Brava.
In forma.
In ordine (non dico elegante).
Benestante.
Simpatica.
Presente.
Ospitale.
E questa paura sovrasta l’empatia, la creatività, le doti intrinseche e uniche. Le tue imperfezioni. Che fanno di te … TE.
Che poi questa cosa arriva dall’infanzia, da un’educazione che ti vuole far rientrare nei canoni. Vuole controllarti. Metterti i paletti. Placare i tuoi bollenti spiriti.
Mentre nel retrobottega c’è un’amazzone, una ribelle. Aspetti “forti” che sicuramente arrivano anche dai miei avi lontani. Da alcuni almeno. Probabilmente molto più che dai miei avi diretti.
C’è una che vorrebbe SOLO essere apprezzata per quello che è: non importa se sovrappeso o con la ricrescita bianca o con le scarpe che non sono all’ultima moda o con la riservatezza che la caratterizzano da sempre. Che non sparla alle spalle, non fa pettegolezzi inutili, non mostra foto di parenti sui social per deriderli, non fa telefonate fiume falsamente adulanti, non si auto-invita. Non chiede perché. Nè perché no. Se lo chiede dentro, e rimane sempre senza risposta.
Invece di essere tutti sereni e contenti c’è sempre questa bilancia in mezzo ai coglioni con qualcuno che ti mette sul piatto.
Da sempre e per sempre.
Una bilancia che pende invariabilmente dalla stessa parte che non è la tua e che si ripercuote a cascata anche sui bambini.
Adesso? Ancora adesso il sistema compromette la purezza e l’autenticità. La parte debole per salvarsi cerca di uniformarsi per non sprofondare, tacere per non farsi troppo male, scomparire per non dare nell’occhio.
Il suo sorriso aperto sul mondo scema e si scioglie come neve al sole. L’entusiasmo viene meno e si trasforma in un sorriso stentato.
Che ci posso fare? Al lavoro e nella mia vita di ogni giorno, in ogni momento mi porto dentro la mia bambina interiore.

