dipendenti felici

Dipendente felice uguale fatturato felice

Se fossi un’imprenditrice (non lo sono mai stata, non lo sarò mai) vorrei che per me lavorassero persone libere. Sì certo anche responsabili, attive, corrette. Ma libere, in primis.

Creatività e innovazione non arrivano da chi è stressato o demotivato. O meglio, arrivano lo stesso, perché qui bisogna fare i conti con etica, educazione e capacità e senso del dovere, ma col contagocce, col freno a mano tirato.

Parole d’ordine: formazione, autorganizzazione, partecipazione, trasparenza, fiducia, democrazia.

Queste dovrebbero essere scritte fuori a caratteri cubitali.

Anche in azienda sì! Senza avere i beceri di serie A e le merde che non sono neanche in classifica.

Valore economico e valore sociale uniti.

Un valore che si trasmette dal vertice, a cascata. Se siamo chiamati a cambiare noi, poveri dipendenti, perché non dovrebbero cambiare e formarsi continuamente anche i vertici?

Non sono i risultati che portano la felicità, ma la felicità che porta risultati!

E’ ovvio che quando gli imprenditori hanno iniziato la loro avventura erano impreparati, pronti solo a lavorare 20 ore al giorno e più, non seguivano alcun modello. Ma poi si evolve, giusto?

Ci chiedete di evolvere, e di avere pazienza, e di affrontare ogni giornata nel modo migliore … cercate anche voi di fare lo stesso.

Apprezzeremmo anche solo lo sforzo, sapete?

 

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