anni 80

Gli anni 80 sono finiti da un bel pezzo…

Noi che abbiamo festeggiato il Capodanno con le mitiche pennette panna e salmone.

Noi che abbiamo mangiato risotto allo champagne a tutti i matrimoni a cui siamo andati.

Che abbiamo dovuto sopportare il prezzemolo decorativo in ogni piatto.

E il cocktail con gamberetti in salsa rosa. Gnammm me ne mangerei uno adesso, da cicciona golosa quale sono.

Noi, che siamo cresciuti guardando Fonzie e il resto della banda di Happy Days.

Noi sappiamo. 

Noi c’eravamo.

Negli anni 80. 

 

Maradona e Platini.

La Milano da bere.

L’amaro Ramazzotti.

Flashdance.

L’esplosione delle TV commerciali.

Il Drive – In.

Le annunciatrici RAI.

La musica pop: Duran Duran versus Spandau Ballet.

Madonna.

Jovanotti.

Al Bano e Romina dei tempi d’oro. Non potevi non amarli.

Carol Alt.

Ronald Reagan e Gorbaciov.

Chernobyl.

Le spalline imbottite da football americano.

I capelli cotonati e scalati e vaporosamente importanti.

La pelliccia di visone. Rigorosamente vera.

Sabrina Salerno.

La pubblicità dei Levi’s 501 con il mitico Nick Kamen, sogno di tutte le ragazzine come me, recentemente e prematuramente scomparso 🙁

Louis Miguel, il mio sogno proibito.

E tutta la quantità inaudita di poster che girava per casa.

(povera mamma)

Sarei scappata con lui anche a 11 anni.

Il cancellino in feltro (chi non ha respirato la polvere del gesso della lavagna a pieni polmoni non può capire).

La moda dei vestiti colorati. Più che colorati: fosforescenti. Che non era importante abbinare: l’importante era non rendersi opachi, invisibili, indistinguibili. E quindi l’abito per fare il monaco doveva, se non essere sempre eccentrico, avere quella percentuale minima di pugno nell’occhio e ribrezzo che lo avrebbe fatto risaltare. Il trionfo dei colori sgargianti da abbinare in modo sfacciato e dissonante. 

Il pop elettronico.

I paninari.

Le boy band.

La Girella.

La Fiesta.

Novantesimo minuto.

Il grande tennis.

I cartoni animati.

Lo spot dell’Asti Cinzano, tanto per non fare nomi. Ce l’ho ancora davanti agli occhi. E soprattutto nelle orecchie.

Il cinturone del Charro con la fibbia enorme. Sempre per non fare nomi.

Il Supertelegattone.

I giubbotti di jeans chiari.

L’AIDS. Questo sconosciuto (allora).

Papa Wojtyla. Per noi bambini degli anni 80 l’unico papa. Ancora e per sempre in carica.

Il Presidente Pertini. Proprio un bel modo per cominciare a capire cosa sono le istituzioni, lo Stato, la democrazia.

Il governo Craxi.

I ragazzi della terza C.

Film incastonati nel cervello da riguardare ogni tanto: Ritorno al futuro, Ghost Busters, La Storia Infinita, E.T., Shining, Una poltrona per due, e poi serie mitologiche e irripetibili come Arnold, Hazzard, I Jefferson (love love love), I Robinson, Saranno Famosi (ahh Leroy … morto anche lui), La Casa nella Prateria, Supercar, i Chips, Starsky e Hutch, e poi Bim Bum Bam, OK Il Prezzo è Giusto, Il Pranzo è Servito, Giochi Senza Frontiere.

I mondiali dell’82.

The Final Countdown.

Lady Oscar.

Al Bano e Romina.

Il cumenda.

Le musicassette! E la mitica cassettina porta cassette da tenere in macchina. Con le copertine personalizzate a manina. I ritagli. I disegni. L’elenco delle canzoni. I tagli improbabili e mal riusciti. E le playlist fatte ad cazzum col registratore. Ma che ne capiscono i giovanetti?

(infatti ho scelto proprio loro, le musicassette, come immagine di copertina dell’articolo).

 

Potrei andare avanti per ore…fermatemi. Perché noi c’eravamo, negli anni 80. Io c’ero.

Ma, appunto, erano 40 anni fa. Gli anni 80 sono finiti da un bel pezzo.

Insomma ci hanno regalato un fondo di pacchianeria e cattivo gusto che in confronto qualsiasi altro decennio ne esce vincitore.

E allora … perché tornare spesso anacronisticamente a quella plastica colorata? Bella, divertente, ma pur sempre plastica.

Bellissima eccentrica ma ti invecchia dentro solo a guardarla.

 

Eppure spesso, spessissimo, eccolo lì, anche in ambito aziendale: il revival dei decenni passati da scontare come una condanna.

Il benessere ostentato, l’ottimismo spinto, l’ingenuità e l’inconsapevolezza – certo – rispetto al cinismo di dopo.

Una sorta di paese dei balocchi. Che però nasconde superficialità, individualismo, e alla fine disonestà.

L’idea di scalata sociale, di arrivismo, di figure carismatiche che si destreggiano tra corruzione e progresso spadroneggiando in lungo e in largo, è quello che vedo nella vita social di certa gente che crede di “essere arrivata” e di fare il bene degli altri.

Un salto spazio/temporale di 35/40 anni che predica il benessere, il successo personale, l’ostentazione del prestigio e del successo. Essere dinamico, rampante, spregiudicato, dedito al lavoro e al divertimento più o meno trasgressivo; alla moda; arrivista; opulento anche nel lessico.

 

Proprio da “sole, whisky e sei in pole position”. 

Proprio da mentalità Folletto anni 80 (sempre per non fare nomi). 

 

Io ho amato follemente quegli anni, mi si comprenda. Ma adesso no. Per favore. Perché io di anni ne ho quasi 50.

 

 

 

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