controcorrente

Controcorrente

Andrò controcorrente rispetto ai soliti discorsi manageriali e professionali e linkedinari, ma non sempre avere un obbiettivo o una meta è la cosa migliore. In alcune fasi della vita è semplicemente meglio lasciarsi trasportare dal caos.

Faccio sempre attenzione a come mi “vendono” la perseveranza, il “non mollare mai”.

Perché a volte la risposta giusta per la nostra anima è proprio mollare tutto, lasciare andare, distruggersi per ricomporsi in maniera diversa. Prendere una forma diversa.

Se saper ascoltare è un dono, sapersi ascoltare è la vera strada per la serenità.

Non sono sempre e solo io che devo inseguire gli obiettivi, sono loro che devono venirmi dietro e stare al passo con le mie evoluzioni.

 

L’unico requisito che mi sento di descrivere come indispensabile per fare il copywriter o comunque lavorare con la scrittura e la creatività, attività mai uguale a sé stessa? È necessario avere empatia.

L’empatia è l’unica cosa che fa capire che a scrivere è un essere umano e non un robot freddo e senza sentimenti (tradotto: anche un essere umano senza sentimenti, e ce ne sono tanti eh?) e questo per me fa davvero la differenza.

Contrariamente a quanto si pensa, quindi controcorrente anche qui, non è necessario conoscere ogni singola parola nel dizionario (certo, almeno la grammatica sarebbe auspicabile), ma avere la giusta sensibilità per capire quali parole utilizzare e quali non utilizzare in base al contesto, alla situazione. E poi usare uno stile caldo, accogliente. Che sta bene su tutto: sui vestiti come sui trucchi come sugli alimenti come sui prodotti chimici.

 

Le mie certezze? Poche, pochissime. Ho sempre dubbi su tutto, sono una persona che si interroga molto e si mette costantemente in discussione. La cosa che mi tranquillizza è capire che devo sempre seguire il mio istinto, anche se al momento ho l’impressione che mi porti verso la distruzione. In realtà, spesso vede il futuro molto meglio di me.

Ho imparato che non riesco a lavorare senza … guadagnare bene? No, controcorrente anche qui: senza divertirmi, perché ho bisogno di poter esprimere sempre la mia creatività, indipendentemente dal veicolo.

 

La mia energia non è sempre alta, a volte vado a mille e a volte sono scarica e ho bisogno di ricaricare le batterie. Il mito della donna sempre attiva e motivata e sul pezzo lo lascio ad altre.

Però posso dire che la voglia di creare e condividere è la vera forza motrice.

E formarsi? La formazione è importantissima, non lo nego, ma non nella versione “ansiosa” che vogliono venderti oggi, ossia quella del “chi non si forma è morto”, “bisogna sempre imparare ogni giorno”, “mai fermarsi” e via dicendo.

Signori, relax.

La vita è già di per sé una scuola, ogni giorno.

 

Attenzione anche alla comfort zone, concetto stra abusato oggi. Ognuno arriva da esperienze diverse e ognuno ha una sua “zona di comfort” ben definita.

Se, mettiamo caso, una persona ci ha messo 10 anni, in cui ha passato di tutto, per creare il suo spazio sicuro, non potete andare a rompergli i co***oni dicendo cose come: “Eh ma non stai vivendo davvero! Devi buttarti, devi muoverti, la vita è al di fuori”.

Non esiste un modo sbagliato di vivere, c’è chi vive perennemente fuori dalla zona di comfort, chi ci vive dentro costantemente e ha bisogno di uscirci “ad assaggi”, chi non se la sente di uscire né oggi né mai.

Magari domani sarà pronto, magari no. Magari sta bene esattamente dov’è.

L’unica cosa che credo giusta è semplicemente smettere di cercare di insegnare agli altri a vivere una vita che non è la nostra.

Abbiamo bisogno di risate sane, di sentirci umani e comportarci come tali.

Abbiamo bisogno di accorciare le distanze, non di crearle.

Articolo creato 140

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto